Contratto a termine - novità

Il decreto-legge 4 maggio 2023 n.48 aveva lasciato diversi dubbi sull’applicazione delle nuove regole per la gestione dei contratti a termine, per questo motivo il 9 ottobre 2023 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha emanato la circolare numero 9 recante chiarimenti in merito, in particolare per quanto riguarda il regime transitorio della acausalità e sulle nuove causali che permettono di andare oltre i 12 mesi di contratto.

Ad oggi il contratto a tempo determinato può avere una durata superiore ai 12 mesi (e comunque non superiore ai 24 mesi) in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:

  1. nei casi previsti dai contratti collettivi nazionali, territoriali o aziendali stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e dai contratti collettivi aziendali stipulati dalle loro rappresentanze sindacali aziendali (RSA) ovvero dalla rappresentanza sindacale unitaria (RSU). Nel caso in cui i contratti collettivi prevedano un rinvio alle fattispecie legali del decreto-legge 12 luglio 2018, queste saranno da ritenersi superate e non applicabili, quindi rientranti nel caso di applicabilità della fattispecie al punto b;

  2. in assenza di un accordo collettivo di cui al precedente punto a), e comunque entro il 30 aprile 2024, per esigenze tecniche, organizzative e produttive individuate dalle parti. Il legislatore ha quindi lasciato questa finestra di 12 mesi affinché i CCNL possano adeguarsi e prevedere i casi in cui, settore per settore, sia legittimo andare oltre i 12 mesi, a far data dal 1 maggio 2024 quindi non sarà possibile individuare altre causali;

  3. per sostituzione di altri lavoratori, specificando il motivo della sostituzione.

[Le disposizioni di cui sopra non si applicano ai contratti stipulati da pubbliche amministrazioni, università private, incluse le filiazioni di università straniere, istituti pubblici di ricerca, società pubbliche che promuovono la ricerca e l'innovazione ovvero enti privati di ricerca e lavoratori chiamati a svolgere attività di insegnamento, di ricerca scientifica o tecnologica, di trasferimento di know-how, di supporto all'innovazione, di assistenza tecnica alla stessa o di coordinamento e direzione della stessa, ai quali continuano ad applicarsi le disposizioni vigenti anteriormente alla data di entrata in vigore del decreto legge 12 luglio 2018, n. 87 convertito, con modificazioni, dalla legge 9 agosto 2018, n. 96 (art. 19, comma 5bis, D. Lgs. 81/2015 aggiunto dall’art. 24, D.L. 48/2023).]

Altra novità riguarda il fatto che sia proroghe che rinnovi, restando nel limite di durata dei 12 mesi, possono essere fatti senza l’utilizzo di causali.

Ma, ai fini della acausalità, come devono essere calcolati i 12 mesi?

Il comma 1- ter dell’art. 24 del Decreto Legge 48/2023, inserito in sede di conversione dice “Ai fini del computo del termine di dodici mesi previsto dall'articolo 19, comma 1, e dall'articolo 21, comma 01, del decreto legislativo n. 81 del 2015, come modificati dai commi 1 e 1-bis del presente articolo, si tiene conto dei soli contratti stipulati a decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto”

Ciò significa che:

  • Ai fini del computo dei “nuovi” 12 mesi acausali, dovranno essere considerati i soli contratti a termine/rinnovi stipulati a decorrere dalla data del 5 maggio 2023 (entrata in vigore del Decreto Lavoro).

  • Non devono essere computati nei 12 mesi i periodi temporali riferiti a contratti a termine stipulati prima del 5 maggio 2023.

  • L’azzeramento del periodo precedente al 5 maggio 2023 non deve invece essere considerato ai fini del calcolo della durata massima (24 mesi) sia del singolo contratto di lavoro che dei rinnovi.

Un’altra modifica ha riguardato i limiti percentuali per i lavoratori somministrati:

  1. Contratti di apprendistato a scopo di somministrazione: i lavoratori somministrati assunti dalle Agenzie per il Lavoro con contratto di apprendistato VENGONO ESCLUSI dal computo del limite percentuale del 20% proprio della somministrazione a tempo indeterminato (Staff-leasing), attraverso la modifica all’art. 31, comma 1 del D.Lgs. n. 81/2015. I contratti di apprendistato a scopo di somministrazione dovranno rispettare il solo limite previsto dalla disciplina generale dell’apprendistato.

  2. Esclusione del limite percentuale per particolari categorie di lavoratori: secondo il nuovo disposto dell’art. 31, comma 1 del decreto legislativo n. 81/2015, vengono esclusi dal computo del limite del 20% della somministrazione a tempo indeterminato (staff leasing) anche:

    • i lavoratori in mobilità;

    • i soggetti disoccupati che godono da almeno sei mesi di trattamenti di disoccupazione non agricola o di ammortizzatori sociali;

    • i lavoratori svantaggiati o molto svantaggiati.